Le Sale d’Arte di Via Machiavelli 13 ad Alessandria ospitano fino al prossimo 30 novembre la mostra del giovane pittore alessandrino, DAVIDE MINETTI.
L’esposizione ripercorre il percorso stilistico compiuto dall’artista – dagli esordi alle tele concluse proprio in questi mesi per la mostra, curata dall’Architetto Armanda Tasso – attraverso la presentazione di circa una sessantina di opere.
Davide Minetti, racconta Armanda Tasso, iniziò a farsi conoscere alla fine degli anni 90, presentando alcune sue opere in occasioni d’arte della nostra città quali le Biennali dedicate ad Angioletta Firpo, pittore non a tempo pieno, ardito ma non presuntuoso.
Davide nasce e cresce in campagna. Si trasferisce appena adolescente in un paese vicino ad Alessandria, Castellazzo Bormida. La formazione culturale di giovane ragazzo è ferocemente solitaria.
Si appassiona presto al disegno, alla musica jazz, alla letteratura americana del secondo ‘900. La sua educazione sentimentale è confortata dal suono del sassofono di Charlie Parker e John Coltrane, dalle rime di Montale, Caproni e più tardi di Rimbaud ma soprattutto è forgiata dalla conoscenza della grande pittura dell’800 e ‘900.
Davide ha con la musica, con la letteratura e con la pittura stessa un rapporto a tratti emozionale ma soprattutto intellettuale.
I contenuti ed i modi della sua pittura accompagnano la parabola della sua vita. Ha sete di conoscenza, a poco a poco i pittori del passato gli disvelano la loro poetica. Impara a scegliere i suo maestri di cui indaga segreti e magie. Conosce l’opera di Afro ad una mostra e si appassiona a quel particolare linguaggio informale.
Il percorso stilistico di Davide Minetti passa dalla figurazione piena dei ritratti in acrilico della fine degli anni ’90 in cui rende omaggio ai suoi amati musicisti, alle grandi tele fortemente materiche dei primi anni 2000. L’opera “Figure di Suburbia” del 2002, esposta nella Sala Migliara segna il momento di transizione tra la pittura di figure e la scomposizione della forma in densa materia cromatica.
Tutta la produzione degli anni 2000 è contraddistinta da una pittura fortemente materica che traduce con splendide cromie il suo sentimento della natura, mare, pianure, laguna, un sentimento che paradossalmente approda in alcune opere, quali “Danze liquide” del 2007, o le più recenti come “Amigdale” o “Fauna post covid” del 2024, con un approccio fortemente emozionale a contenuti antinaturalistici.
Le opere più recenti inducono a sostenere che Minetti, in questi ultimi anni, abbia intrapreso una ricerca sperimentale che è sicuramente indice di una raggiunta maturità sia esistenziale che pittorica.
Minetti riscopre la tecnica di incisione su linoleum, la così detta linoleografia, di cui le opere esposte nella Sala Caffassi sono un esempio di indubbio interesse.
Minetti sembra tornare al “bianco e nero” dei primi fumetti (Davide nasce come fumettista) e dei ritratti in acrilico degli anni ’90.
Le opere esposte nella sala Morbelli, opere recentissime, concluse negli ultimi mesi prima dell’apertura della mostra, rappresenta il frutto di una fase di rielaborazione di contenuti e tecniche sperimentate nel corso del suo lavoro di pittore dagli anni di formazione in poi. In questa sala, Minetti appassionato conoscitore della pittura del passato, ha scelto i suoi maestri, Corot, Courbet, Constable, Cézanne rendendo una sorta di affettuoso omaggio alla sua terra.
E’ paradigmatica l’opera “Pieve”.
L’opera rappresenta la chiesa di impianto romanico della SS Trinità da Lungi, isolata nella campagna tra i paesi di Castellazzo, Casalcermelli e Portanova. Questo sito su cui Minetti è tornato più volte, è per lui una sorta di montagna Saint Victoire cèzanniana.
L’architettura è una componente essenziale della veduta, la luce si condensa in essa, è il fulcro di quell’amplia spazialità ma non è protagonista. Protagonista è l’intorno, direi il colore.
Come nell’opera di Constable è la pennellata o meglio la spatolata, Minetti usa soprattutto la spatola, larga, rapida e precisa che ci fa riconoscere il prato, gli alberi e il cielo.
Guardando bene l’opera vediamo solo macchie e filamenti colorati.
Minetti ci introduce così tra le sponde del fiume, tra i binari di uno smistamento ferroviario, lungo un filare di gelsi. In una specifica condizione di luogo, di tempo e di luce quelle macchie di colore provocano un’emozione istantanea, una percezione istantanea che acquista nel contempo una profondità psicologica.
Davide Minetti , chiude in questa sala uno straordinario percorso evolutivo pregno di stimoli per nuove sperimentazioni.
La mostra è organizzata da Asm Costruire Insieme con la Città di Alessandria e promossa da Alexala Agenzia Turistica locale della provincia di Alessandria .
Alla realizzazione dell’esposizione hanno contribuito le aziende INTERIORS di Tiziana Pizzarelli, LUXURY WINE & FOOD Retrogusto Enoteca di Raffaele Biancardi e TREND Auction di Gianni Porzio.
La mostra è visitabile dal giovedì alla domenica dalle ore 15 alle ore 19.
E’ inoltre stato realizzato per l‘occasione un catalogo delle opere esposte che sia avvale di contributi scritti di Carlo Pesce, Gianluigi Ferraris, Maria Luisa Caffarelli e Rino Tacchella, curato da LineLab.edizioni .
Per informazioni:
Tel. 0131234266
Cell. 3499378256 dal venerdì alla domenica pomeriggio
e-mail:serviziomusei.0222@asmcostruireinsieme.it
GALLERIA FOTOGRAFICA OPERE ESPOSTE DI DAVIDE MINETTI