Presentazione del volume “Ventitreenne sull’Adamello – Carlo Scotti, milite non più ignoto”

Eventi Palazzo Cuttica, Notizie    0 Commenti     13/11/2025

Domenica 16 novembre 2025, ore 16,30 al Museo Civico di Palazzo Cuttica di via Parma 1 ad Alessandria

Intervengono la Dott.ssa Nadia Ghizzi, il Prof. Gian Luigi Ferraris e Carlo Scotti, autore e nipote omonimo del protagonista

“Ventitreenne sull’Adamello – Carlo Scotti, milite non più ignoto” è il titolo del volume che sarà presentato domenica 16 novembre 2025 alle ore 16.30, al Museo Civico di Palazzo Cuttica in Via Parma 1 ad Alessandria.

L’iniziativa organizzata da ASM Costruire Insieme e  Città di Alessandria,  si avvarrà della introduzione della  Dott.ssa  Nadia Ghizzi,  della presentazione curata dal Prof. Gian Luigi Ferraris e dell’intervento dell’autore Carlo Scotti nipote omonimo del protagonista del libro. Hanno partecipato alla realizzazione del volume anche Fabrizio Nesi, amico della famiglia Scotti e Francesco Olezza, giovanissimo storico , da poco laureato.

Il libro è frutto di una minuziosa ricerca compiuta attraverso le lettere che Carlo Scotti scrisse alla famiglia dal fronte, e che la stessa custodì in una cassetta tramandata di generazione in generazione.  

SINOSSI

Carlo Scotti nato a Pizzale (PV), il 1° di gennaio del 1895, figlio di Francesco e Carolina Agostelli, era il settimo di dieci figli di cui due nati da un matrimonio precedente. La famiglia era quella tipica famiglia contadina di fine ‘800 che conduceva l’azienda agricola prevalentemente con la forza delle braccia. La famiglia si è trasferita nel 1902 a Medassino, presso Voghera, in un cascinale con annesso terreno (20 ettari) adatto a coltivazioni diversificate che hanno permesso la piena autonomia al gruppo famigliare. Fino all’inizio della Grande Guerra la famiglia è vissuta in sostanziale autonomia e prosperità. Fra i quattro figli maschi del secondo matrimonio Carlo rappresentava il perno della famiglia: laborioso e autorevole.

Avendo compiuto 20 anni il 1° di gennaio, il 14 dello stesso mese entra al Distretto di Voghera e quindi alla caserma di Mondovì dove inizia l’addestramento duro dell’artigliere: marce, mal tempo, pezzi di cannone da 100 Kg, muli. Ha grande nostalgia della casa paterna. Da Mondovì arriva ad Attimis (Udine) dove presta giuramento in aprile: la sensazione di guerra imminente toglie a tutti la voglia di fare festa.

La dichiarazione di guerra lo coglie ammalato di tifo in forma grave; sopravvive grazie anche alle cure della sorella Pina che corre a curarlo all’ospedale di Udine.

La sua prima categoria fisica gli consente di tornare a fare l’artigliere, sul fronte carnico orientale. In queste zone l’autunno è già duro e nevoso;  le sue notizie, precise ed impietose, vengono da una imprecisata Zona di Guerra; le sue richieste più frequenti sono indumenti invernali (calze e guanti) e scarpe.

Per il secondo anno di guerra continua la sua presenza di artigliere della 52a Batteria con mansioni di cuciniere; la zona è quella di Bevorchians in Carnia ed è teatro di combattimenti di artiglieria ed anche di duelli aerei. La sua postazione è spesso attaccata e comincia a contare vittime fra i compagni. E’ anche l’anno della morte della sorella Pina, la sua infermiera; la notizia, arrivata non dalla sorella Clarina con la quale scambia abitualmente la corrispondenza, è appresa per via indiretta; la disgrazia lo sconvolge e lo porta ad amare considerazioni sul destino dei giovani in guerra, che agonizzano senza assistenza e “muoiono come cani”.

Il periodo passato in Carnia è lungo (durerà fino a Caporetto) e durissimo per le vicende belliche e per le condizioni di vita del soldato al fronte “dove manca tutto”. Continua a interessarsi delle condizioni della famiglia che diventano sempre più difficili: l’azienda agricola si estingue per mancanza di braccia e di terreno coltivabile; sono rimasti due anziani genitori ultrasessantenni e le donne; tutti i maschi sono sotto le armi compreso il trentenne Dante, richiamato; Mario è cavalleggero e Giuseppe sarà “ragazzo del ’99” come mitragliere. Torneranno tutti, tranne Carlo.

GLI AUTORI

Carlo Scotti

Classe 1938, è il nipote omonimo del protagonista, figlio del fratello Giuseppe, “ragazzo del 99”.

Dopo anni di titubanza di fronte alla cassetta di un secolo fa, pervenuta con gli effetti personali di Carlo e tutta la sua corrispondenza, ha deciso di porre mano ai contenuti e di andare oltre al restauro conservativo del manufatto. Uomo di cultura scientifica e umanistica, ha proceduto con rigore cronologico nella catalogazione, trascrizione e organizzazione di tutto il materiale conservato in modo ammirabile dalla famiglia. Col procedere del lavoro la curiosità si è trasformata in passione, il “caduto” ha preso i contorni umanissimi di un giovane ventenne, costretto dalla guerra a frantumare i sui sogni e i suoi affetti, divenendo infine lo “Zio Carlo”, il cui ritratto da artigliere ha sempre dominato il salotto buono di casa Scotti.

Fabrizio Nesi

Amico della famiglia Scotti, funzionario di banca, si è lasciato coinvolgere nell’avventura sul “Ventitreenne” con un entusiasmo contagioso anche per gli altri autori e collaboratori. Cultore di arte, storia e poesia, ha colto subito gli aspetti “lirici” della bella prosa di Carlo.

Padre di due figli della stessa età di allora del Carlo protagonista, è andato oltre gli aspetti estetici delle lettere, soffermandosi su problematiche esistenziali e di denuncia sociale. Il suo commento alle lettere, attualizza la vicenda umana del protagonista: il “Mondo di Carlo” diviene quello dell’umanità dei semplici, sempre nobile nei sentimenti, sempre sottoposta alle sopraffazioni e all’arroganza dei potenti.

Francesco Olezza

Giovanissimo storico , da poco laureato, fa parte della cerchia degli amici di famiglia. Appartiene a una delle famiglie “storiche” di Medassino, frazione di Voghera nella quale è ambientata la vicenda di Carlo, dei suoi genitori e dei suoi fratelli. L’occhio dello studioso non è asettico: lo sguardo è sempre attratto dalla umanità di una gioventù gettata senza preparazione in contesti ambientali invivibili, costretta a vincere una guerra che non le appartiene. La storiografia, praticata attraverso l’analisi di documenti originali come le lettere, lo ha attratto e spesso commosso, non potendo evitare, umanamente, di vedere se stesso, coetaneo, al posto di Carlo.

Al termine degli interventi di presentazione del libro “Ventitreenne sull’Adamello”  sarà data lettura di alcune “Lettere dal fronte”.

L’ingresso all’iniziativa è libero.

Per informazioni :

serviziomusei.0222@asmcostruireinsieme.it

 

 

 

 

 

 

 

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